Questa guida è per chi ha due o tre preventivi sul tavolo e deve decidere. Non ti diciamo "scegli noi": ti diciamo cosa guardare, perché i preventivi SEO si confrontano male. Uno dice 400 euro al mese, uno 1.200, uno "su misura", e nessuno dei tre spiega cosa c'è dentro. Il risultato è che si sceglie col prezzo, e col prezzo si sbaglia in entrambe le direzioni: il più caro non è il più bravo, e il più economico spesso vende un report. Qui sotto trovi i criteri, i segnali di chi non è serio e le dieci domande da portare alla call. Le nostre risposte le abbiamo scritte, così puoi confrontarle con quelle degli altri.
Prima di tutto: cosa stai comprando
La SEO non è un servizio, è un lavoro su quattro fronti che vanno avanti per mesi: la parte tecnica (il sito deve essere leggibile da Google e dai bot delle AI, vedi SEO tecnica), i contenuti (le pagine devono rispondere alle ricerche che portano clienti, scelte con una ricerca delle parole chiave), la presenza locale (scheda Google, citazioni, recensioni) e l'autorevolezza (chi ti cita, chi ti linka, come ti nominano le AI). Un preventivo serio dice su quali di questi fronti lavora, quanto, e in che ordine. Se dice "ottimizzazione SEO completa" e basta, non sai cosa stai comprando, e tra sei mesi non saprai cosa contestare.
La seconda cosa da sapere è che tutto parte da un audit: l'analisi del sito prima di toccarlo, che finisce con i numeri di partenza e un piano con priorità. Chi non lo fa, o lo fa con un tool automatico senza leggerlo, lavora a sensazione. E chi lo regala lo recupera nel contratto.
Agenzia, freelance o coaching: le differenze vere
Il freelance costa meno, lo senti direttamente e di solito è bravo in una cosa. I limiti sono la capacità (se ha dieci clienti, tu sei un decimo del suo tempo) e la continuità: se si ferma, si ferma tutto. Funziona bene quando il sito è in ordine e serve qualcuno che segua contenuti e posizioni.
L'agenzia copre più competenze: sviluppo, design, contenuti, campagne, e può intervenire sul sito senza aspettare un terzo. Il rischio tipico è l'account: la persona che senti non è quella che fa il lavoro, e il lavoro lo fa chi costa meno. Chiedi sempre nome e cognome di chi mette mano al sito, e se puoi parlarci.
Il coaching è la terza via, meno conosciuta: il lavoro lo fai tu, o una persona in azienda, e un consulente ti dice cosa fare, in che ordine, e controlla che sia fatto bene. Costa meno di tutti, ma richiede qualcuno dall'altra parte con tempo e voglia. È la scelta giusta se hai un addetto al sito o un'agenzia di fiducia per il resto, e vuoi che la SEO resti in casa.
Noi stiamo nel mezzo, e lo diciamo: un referente unico che fa il lavoro, con sviluppo e design in casa quando servono, e le tre formule scritte nella pagina Quanto costa la SEO. Ma il criterio vale per chiunque tu scelga.
I sette criteri che contano
- Chi fa il lavoro. Nome, cognome, e la possibilità di parlarci. Se la risposta è "il nostro team", chiedi chi del team.
- Su cosa vi misurate. Una lista di keyword concordata prima di partire, con la posizione di oggi accanto a ciascuna. Senza questa lista nessun report sarà mai contestabile, e lo sanno anche loro.
- Cosa ricevi ogni mese. Un report con attività svolte, posizioni, click da Search Console, azioni dalla scheda Google e, oggi, presenza nelle risposte AI. Letto insieme, non solo inviato. Se il report è un PDF generato da un tool senza una riga di commento, stai pagando il tool.
- Di chi è il sito e cosa succede se vai via. Dominio, contenuti, Search Console e scheda Google devono essere intestati a te. Se il sito gira su una piattaforma del fornitore, deve essere scritto cosa ti consegna alla disdetta.
- Il contratto. Durata, preavviso, penali, rinnovo. Mese per mese con 30 giorni di preavviso è la regola di chi è sicuro del proprio lavoro; dodici mesi con rinnovo tacito è la regola di chi non lo è.
- I prezzi scritti prima. Non serve un listino completo, serve almeno un "da": chi non dice nemmeno il minimo vuole capire prima quanto sei disposto a pagare.
- Le prove. Casi con numeri e date, non loghi. Recensioni su Google che si possono leggere, non "i nostri clienti dicono". E una domanda semplice: "posso parlare con un vostro cliente nel mio settore?".
I segnali di un fornitore poco serio
- "Garantiamo la prima pagina." Nessuno può. Chi lo promette la ottiene su ricerche che non cerca nessuno, oppure non la ottiene.
- "Siamo partner Google." Il badge Google Partner riguarda la pubblicità (Google Ads), non il posizionamento organico. Google non ha partner per la SEO.
- Parlano di visite, mai di richieste. Le visite si gonfiano con contenuti che non c'entrano con te. Un fornitore serio parla di chiamate, moduli, prenotazioni, preventivi.
- Search Console e scheda Google intestate a loro. Quando vai via perdi lo storico e, nel caso della scheda, anche il controllo del tuo nome su Google Maps.
- Vincolo di dodici o ventiquattro mesi con rinnovo tacito. Lo scrivono perché sanno che dopo tre mesi vorresti andare via.
- Link "a pacchetti". Cento link al mese da siti che non leggerebbe nessuno sono il modo più veloce per farsi penalizzare. I link che contano sono pochi e si guadagnano.
- "Lo facciamo con l'intelligenza artificiale." La usiamo tutti. La domanda è chi controlla quello che produce: il 95% degli specialisti tiene una persona ad approvare ogni modifica, come racconta la ricerca SEOFOMO 2026. Se l'AI pubblica da sola, i testi del tuo sito li scrive una macchina che non sa chi sei.
- Report mensile di venti pagine che non capisci. È fatto per non essere letto. Chiedi la pagina uno: cosa è stato fatto, cosa è cambiato, cosa si fa il mese prossimo.
La specializzazione per settore: quando conta davvero
Conta per le parole chiave e per la stagionalità, meno per la tecnica. Un'agenzia che ha già lavorato con ristoranti sa che la scheda Google vale più del sito e che il menu deve essere indicizzabile; chi ha seguito concessionarie sa che i portali di annunci sono i veri concorrenti; chi ha fatto e-commerce sa gestire migliaia di pagine senza farsi divorare dai filtri; chi lavora con studi professionali conosce i limiti della comunicazione sanitaria e legale. Chiedi un caso nel tuo settore, o in uno simile: se non ce l'hanno, chiedi come intendono imparare le regole del tuo, e con quale tempo.
Le alternative alla SEO, e perché non sono alternative
Google Ads porta richieste da subito, ma solo finché paghi, e su alcune ricerche il click costa più del margine. I social costruiscono conoscenza del brand, ma nessuno cerca un idraulico su Instagram alle undici di sera. I portali e i marketplace portano clienti che poi restano del portale. Il passaparola è il canale migliore che esista, e la SEO è esattamente il modo per farlo arrivare anche a chi non conosce nessuno che ti conosca. Nella pratica si parte da quello che manca di più: se il sito non converte, prima si sistema quello, altrimenti la pubblicità spende su una pagina che perde le persone. Ne parliamo in Come trovare nuovi clienti.
Le dieci domande da portare alla call
In ordine. Accanto a ciascuna, come suona una risposta buona.
- Chi lavorerà sul mio sito e posso parlarci? Buona: un nome, e la call la fa lui. Cattiva: "il team".
- Su quali ricerche ci misuriamo e qual è la posizione oggi? Buona: una lista scritta prima di partire. Cattiva: "aumentiamo la visibilità".
- Cosa ricevo ogni mese, e lo leggiamo insieme? Buona: attività, posizioni, click, azioni dalla scheda, presenza AI, priorità del mese dopo. Cattiva: "un report dettagliato".
- Quanto costa, e il prezzo è uguale per tutti? Buona: numeri scritti, almeno un "da". Cattiva: "dipende, facciamo una call".
- Che contratto firmo, quanto dura, come si disdice? Buona: mese per mese, 30 giorni, una mail. Cattiva: dodici mesi, rinnovo tacito.
- Di chi è il sito e cosa mi consegnate se vado via? Buona: dominio, contenuti e accessi tuoi; se c'è una piattaforma, una copia del sito. Cattiva: silenzio.
- Quanto tempo ci vuole? Buona: prime variazioni in 4-6 settimane, valutazione a 90 giorni, scheda Google prima. Cattiva: "prima pagina in un mese".
- Quali costi restano fuori? Buona: budget Ads, foto, traduzioni, articoli sponsorizzati, sempre preventivati prima. Cattiva: "tutto incluso".
- Avete un caso nel mio settore, con numeri e date? Buona: sì, eccolo, e puoi parlare con il cliente. Cattiva: loghi.
- Lavorate anche con un mio concorrente? Buona: no, esclusiva di zona scritta nel contratto. Cattiva: "non è un problema".
Le nostre risposte
Le abbiamo scritte prima che qualcuno ce le chiedesse: tre formule, prezzi "da", contratto mese per mese con 30 giorni di preavviso, esclusiva di zona, cosa ti consegniamo se vai via. Sono nella pagina Quanto costa la SEO, e il referente che risponde in chat è la stessa persona che fa il lavoro. Confrontale con gli altri due preventivi: è esattamente quello che ti consigliamo di fare.
Domande frequenti
Meglio un'agenzia SEO o un freelance?
Dipende da cosa ti serve. Il freelance costa meno e lo senti direttamente, ma ha una capacità limitata e se si ferma lui si ferma tutto; l'agenzia copre più competenze (sviluppo, contenuti, campagne) ma spesso ti assegna un account che non fa il lavoro. La domanda giusta non è "agenzia o freelance", è "chi fa materialmente il lavoro sul mio sito e lo posso sentire".
Quanto deve costare un'agenzia SEO?
In Italia un consulente SEO chiede da 50 a 150 euro l'ora o da 500 a 2.000 euro al mese per un progetto continuativo; sotto i 300 euro al mese di solito si compra un report automatico, non un lavoro. Più del prezzo conta che sia scritto prima della call e che sia uguale per tutti: un prezzo che cambia in base a quanto sembri disposto a pagare è il primo segnale.
Quanto dura un contratto SEO?
Il lavoro ha senso su mesi, i risultati organici si misurano a 90 giorni e le ricerche nuove a 60-90 giorni. Ma "ha senso su mesi" non vuol dire "vincolo di dodici mesi": un contratto serio è mese per mese, con 30 giorni di preavviso e senza rinnovo tacito annuale. Chi ha bisogno di legarti per un anno non è sicuro di quello che fa.
Se cambio agenzia, il lavoro fatto resta?
Dipende da cosa c'è scritto. Contenuti, dominio, Search Console e scheda Google intestati a te restano tuoi; se il sito è su una piattaforma del fornitore, devi sapere prima cosa ti consegna quando vai via (contenuti, una copia statica, l'export dei dati). Chiedilo prima di firmare, non dopo.
Come verifico i casi studio di un'agenzia SEO?
Chiedi numeri con le date: posizioni prima e dopo su keyword precise, click da Search Console, chiamate e richieste di indicazioni dalla scheda Google, in un periodo definito. Un caso studio senza numeri e senza date è una testimonianza; un caso con loghi di grandi marchi e nessun dato è pubblicità.